Le Regioni giocano un ruolo cruciale nello sviluppo degli impianti FER grazie al DM Aree Idonee, entrato in vigore il 3 luglio.


Solo accelerando l’installazione di impianti rinnovabili sarà possibile ridurre i prezzi dell’energia e migliorare la sicurezza energetica del Paese. Il 3 luglio 2024 è diventato operativo il decreto ministeriale del 21 giugno 2024, che regola l’individuazione delle aree idonee per l’installazione di impianti di produzione di energia rinnovabile. Questo provvedimento si inserisce nell’ambito del decreto legislativo n. 199 del 2021, che ha lo scopo di raggiungere l’obiettivo nazionale di 80 GW di potenza aggiuntiva da fonti rinnovabili entro il 2030, come stabilito dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) e dal pacchetto europeo “Fit for 55”.

In questo contesto, Elettricità Futura, l’associazione che rappresenta il settore elettrico italiano, ha lanciato un appello alle Regioni, sottolineando la loro responsabilità nella definizione delle aree dove potranno essere installati impianti rinnovabili. Secondo il presidente Agostino Re Rebaudengo, le Regioni hanno il compito di sfruttare al massimo questa opportunità per ridurre i costi dell’elettricità, migliorare la sicurezza energetica e rispettare gli obiettivi climatici al 2030.

Caro energia: il peso della dipendenza dal gas

Ad agosto 2024, la domanda di energia elettrica in Italia è aumentata a causa delle alte temperature, causando un maggior ricorso al gas per la produzione elettrica. Solo il 40% dell’energia utilizzata è stata generata da fonti rinnovabili, portando a un incremento del 15% del prezzo dell’energia elettrica rispetto a luglio. Questa dinamica è legata alla forte dipendenza del Paese dal gas, combustibile che per il 96% è importato dall’estero, esponendo l’Italia alla volatilità dei prezzi internazionali.

Rinnovabili: una priorità per la sicurezza energetica e la competitività

Per ridurre i costi dell’energia e aumentare la sicurezza energetica, Elettricità Futura ha evidenziato tre priorità: aumentare la produzione interna di energia elettrica, accelerare l’installazione di impianti rinnovabili e semplificare le normative che attualmente ostacolano lo sviluppo del settore. L’associazione ha sottolineato che i ritardi burocratici e gli alti costi di realizzazione rendono gli impianti rinnovabili in Italia tra i più costosi d’Europa, compromettendo la competitività del Paese.

Regioni decisive nel percorso delle rinnovabili

Il Decreto Aree Idonee conferisce alle Regioni il compito di individuare le aree idonee per l’installazione di nuovi impianti. Elettricità Futura ha chiesto che vengano tutelati i progetti già avviati nelle aree definite come idonee dal 2021, per evitare ulteriori rallentamenti. In aggiunta, l’associazione ha suggerito che le nuove disposizioni regionali non debbano applicarsi retroattivamente ai progetti già in fase di autorizzazione. Questo approccio, secondo Elettricità Futura, limiterebbe il numero di ricorsi contro il Decreto e le leggi regionali, già oggetto di controversie legali.

In caso contrario, realizzare nuovi impianti diventerebbe quasi impossibile, facendo aumentare ulteriormente i costi dell’energia. Già oggi, i costi di produzione di energia elettrica in Italia sono superiori a quelli di altri Paesi europei, a causa di elevati costi di sviluppo e terreni, oltre che della lentezza dei processi autorizzativi.

Differenze nel costo dell’energia in Europa

Confrontare i prezzi dell’elettricità tra i vari Paesi europei richiede un’analisi accurata, considerando le differenze nei regimi fiscali e nei sostegni pubblici alle imprese energivore. In Italia, la burocrazia e l’alto grado di dipendenza dal gas sono fattori chiave che incidono sui costi energetici. Elettricità Futura ha quindi esortato a considerare queste variabili per evitare semplificazioni fuorvianti nei confronti con altri Paesi europei.

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